OPERE
MATERIA E PENSIERO
Mario Giansone porta con sé cinque grandi temi che possiamo definire vere e proprie ossessioni artistiche che hanno intriso profondamente tutte le sue opere.
LA GUERRA
La brutalità della guerra resa nelle scene di battaglia così come nella rappresentazione di carri armati, fucilazioni e deportazione.
LA TECNOLOGIA
L’ammirazione per le meraviglie tecnologiche che hanno caratterizzato il suo secolo, evidente tanto nelle raffigurazioni di una pista automobilistica, di un sorpasso o di un aeroporto di notte quanto nella rappresentazione di elicotteri e aerei, di navi, di strade invase dalle auto, di cantieri navali e di crogioli di fonderia.
L'INTIMISMO
Espressione di un delicato intimismo sono, invece, le opere riconducibili al bisogno di affetti (Leitmotiv della vita dell’artista), quali: il bacio, le grandi madri, le figure di donna, gli amanti e i gatti.
LA MUSICA
LA TRASCENDENZA
Il principale strumento di espressione della sua arte è stata la materia come il granito, il marmo, il legno, il bronzo e il ferro ma anche fili di rame e di bronzo con lastre di acciaio, alla quale ha saputo trasfondere potenza espressiva.
È però nei disegni, di ballerini o di orchestre o di anatomia, oppure nella raffigurazione appena accennata di figure femminili, che Giansone inconsciamente rivela la poesia e la dolcezza annidate dentro il bozzolo che lo separava dal mondo delle relazioni opportunistiche, proprio quelle che normalmente costituiscono l’humus sul quale nasce e si sviluppa il successo degli artisti.
I MARMI
Nelle sculture in marmo di Mario Giansone la materia cessa di essere inerte per farsi forma viva e poesia. L’artista affrontava il blocco lapideo attraverso la tecnica del taglio diretto, scavando la pietra senza alcuna mediazione. Nelle sue opere, il dialogo tra pieni e vuoti crea un ritmo armonico unico, in cui la luce penetra le superfici levigate e rivela l’anima celata della struttura: una sintesi perfetta tra rigore geometrico ed emozione arcaica.
I BRONZI
Nelle sculture in bronzo dedicate al jazz, Mario Giansone riesce a fondere il ritmo musicale con la fluidità del metallo. L’artista trasforma l’improvvisazione sonora in movimento plastico, plasmando figure di musicisti e strumenti che vibrano nello spazio. Attraverso linee dinamiche e superfici luminose, il bronzo cattura la tensione vitale e la libertà espressiva della musica afroamericana, dando vita a un’armonia visiva dove il suono flette la materia.
I DISEGNI
Quando la salute non gli consentì più di affrontare la fatica della scultura, Mario Giansone trovò nella pittura un nuovo linguaggio. Coltivata in età tardiva, la pittura divenne la naturale prosecuzione della sua ricerca artistica. Attraverso il colore e il segno grafico, il Maestro continuò a esplorare la struttura delle forme e dello spazio, trasferendo sulla tela la medesima tensione poetica e l’intensità che da sempre avevano guidato il suo scalpello.
GLI ARAZZI
Negli anni ’50, Giansone si distingue nelle Quadriennali di Torino e Roma, alle quali il grande successo consegue nella commissione della Santa Cecilia per l’Auditorium RAI di Torino e l’acquisizione di due sue opere da parte della Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino (GAM) e di collezioni private prestigiose.
Il decennio successivo rappresenta il culmine della sua intensa creatività. La pubblicazione della monografia sull’artista, con testo di Giuseppe Marchiori (uno dei maggiori critici del periodo), precede la grande personale alla Galleria “La Bussola” di Torino nel 1965.
LE SCULTURE CINETICHE
Nelle sculture cinetiche e in movimento di Mario Giansone, il dinamismo diventa componente fondamentale dell’opera. L’artista fonde una straordinaria perizia meccanica con la ricerca estetica, dando vita a strutture capaci di trasformarsi nello spazio grazie a sofisticati snodi e bilanciamenti. La scultura cessa così di essere un oggetto statico per farsi architettura fluida, in cui l’interazione e l’equilibrio generano un’armonia formale in continuo divenire.
OPERA OMNIA
Nel 1977 Giansone inizia a scolpire la complessa “Opera Omnia”, un imponente gruppo di ventitré blocchi in pietra raffiguranti un decapitato sul patibolo, con cui l’artista ripercorre l’evoluzione dell’universo dal caos primordiale fino alla piena e lucida coscienza dell’uomo. Questo straordinario testamento plastico rappresenta il vertice assoluto della sua ricerca filosofica ed esistenziale. Attraverso una monumentale sintesi di forma e materia, l’opera incarna la profonda meditazione sulla trascendenza e sulla condizione umana che ha guidato l’intera vita del maestro torinese.
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