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È stato un grande maestro: parola di allieva

di Cosetta ZanconatoCopertina: Donna sotto il cespuglio, verde porfido della Valle d’Aosta, base in onice, 1950, 80x32x51h cm


Mario Giansone: statura media, taglia 46 slim, volto affilato, pelle olivastra, lineamenti da mediorientale, sguardo penetrante da falco che osserva e contemporaneamente legge l’anima del soggetto. Vestito di aderenti completi scuri, quasi da anticipatore dark: spesso giacca in pelle nera, look rigorosamente coerente. 

Aspetto inquietante di chi vuole catturare e conoscere tutto della vita, ma che predilige la morte. Personalità intrigante, poliedrica e piena di interessi: la medicina, l’anatomia, le scienze occulte, la parapsicologia, il jazz, la guerra, le macchine da guerra, gli esseri viventiTutti divenuti soggetto delle sue opere grafiche, pittoriche e soprattutto scultoree. 

Disprezzava genericamente gli esseri umani, in particolare quella fetta di umanità ottusa (compresi mecenati, critici d’arte e colleghi) che, per lo più, non sono stati in grado di riconoscerne anticipazioni, intuizioni e grandezza. 

Lui per primo non è stato capace mai di essere un buon mercante di se stesso, difficile dire se per indole o per scelta, ma sicuramente è stato consapevole di essere un vero genio e dunque abitante in un iperuranio lontano dal nostro mondo. 

Osservando le sue opere, si può riconoscere e definire il suo concetto di estetica, configurato nella ricerca e applicazione di una esasperata coerenza formale. Vuoti e pieni si incastrano alla perfezione, generando un diverso ideale e tuttavia formalmente sempre coerente.

Allo stesso modo luce e ombra, diversamente direzionate, consentono visualizzazioni trasformate delle sue opere che sembrano in costante evoluzione. Non sono semplici negativi o positivi fotografici, ma opere grafiche pittoriche e volumetriche impressionanti per la loro corrispondenza formale. E poi, ancora, i suoi rilevanti studi sulla «teoria delle tangenti», linee di forza che strutturano e modellano ogni forma e che muoiono nel punto in cui hanno origine.

Era un uomo mefistofelico, solitario, ma soprattutto drammaticamente solo. 

È stato, per me e tanti altri, un grande maestro. Ci ha insegnato a osservare oltre la realtà oggettiva; a trasferire graficamente l’osservato; a relazionare gli spazi vuoti con i pieni, a confrontarli per scoprirne coerenze formali e proporzioni; a diffidare della convenzionalità e degli stereotipi; a cercare una coerenza formale anche nel look personale; e, infine, a essere sempre diretti e non scendere a compromessi, anche a costo dell’insuccesso.

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